lunedì, 27 luglio 2009

Ho questo libro.
L'avrò comprato, boh, più di dieci anni fa credo.
C'è questa foto del concerto al Maine Road e di fianco l'autore scrive:

Un infernale cielo di fuoco. Arpioni frastagliati color ambra infilzano il paesaggio oltre i sobborghi della città e cadono a cascata verso l'orizzonte. Di fronte a voi 40.000 persone stanno vivendo il momento più bello della loro vita, trasformando i vostri sogni di sempre in una realtà dilatata e incomprensibile. È tutto per voi, per tutto quello che fate, in un'esplosione sui giganteschi schermi alle vostre spalle. Guardate il pubblico, e per un microsecondo vi chiedere se sono tutti qui per vedervi.
Certo che lo sono.
Guardate il mondo che vi gira intorno mentre il crepuscolo svanisce nell'oscurità trafitta dai riflettori.
È così. Per sempre.
Siete gli Oasis. Siete tutto.

Le ho lette e rilette e rilette e rilette ancora, queste parole.
Le leggo prima di ogni concerto.
Le ho in mente ogni volta, prima di entrare in un anonimo palazzetto o in uno stadio imponente.
Le avevo in mente due settimane fa mentre guardavo il cielo azzurro sopra Wembley.
Un sorriso e di colpo eccola lì, tutta l'emozione.
Gli Oasis a Wembley.
Da quanto li aspettavi?
I biglietti comprati otto mesi prima. È da folle, mi dicevano.
Sarà uguale a tutti gli altri, come fai a non esserti ancora stancata. Continuano a ripetermelo.
Oh, come non avete idea.
Come non potete capire quanto mi gasi vedere Liam così incattivito e don't let any fucker get in your way cos it's all too much for me to take.
E quello che non ti aspetti.
Quello che non ti aspetti.
Noel da solo, una chitarra acustica.
Prendimi per mano e portami dove vuoi.
Whatever e Half The World Away una dopo l'altra hanno lo stesso sapore che avevano i due gol di Grosso e Del Piero contro la Germania ai mondiali.
La gioia e la pace che un concerto riesce a infondere nelle persone.
Sono solo canzoni, sai com'è.
[...]
cree ● 00:26
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